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Platone: La concezione della conoscenza

"Ciò che assolutamente è, è assolutamente conoscibile; ciò che in nessun modo è, in nessun modo è conoscibile." (Platone, Repubblica, VII, 350c)

 Platone

La conoscenza come reminiscenza

Platone nel Menone ricorre a un racconto di carattere mitico, in cui riprende la dottrina della reincarnazione delle anime (come all'orfismo, alla cultura orientale e ai pitagorici). Secondo il mito, prima che noi nascessimo la nostra anima, la psyché, cioè il principio spirituale che è racchiuso nel corpo e che costituisce l'essenza dell'essere umano esisteva nel mondo ideale, dove contemplava le idee e aveva piena conoscenza di tutto.
Poi, costretta a reincarnarsi nel corpo come stordita da qualche violenza, è caduta nell'oblio, dimenticando quanto aveva appreso. All'anima è possibile, se opportunamente guidata, ricordare e ritornare gradualmente allo stato di sapienza e intelligenza che possedeva quando risiedeva nel mondo ideale.
Secondo Platone, l'anima può conoscere le idee in quanto, essendo esse "congenere", cioè dotata della loro medesima natura, ha potuto contemplare in una fase precedente all'incarnazione. Quella che chiamiamo "conoscenza" in realtà non è altro che "reminiscenza" o "anamnesi", cioè ricordo (in greco anámnesis) da parte dell'anima delle idee con cui era già stata in contatto. L'esperienza sensibile non apporta nulla di nuovo: essa funge semplicemente da stimolo per far riaffiorare il ricordo di una conoscenza precedente.

Nel Menone questa dottrina viene spiegata attraverso un esempio: uno schiavo, completamente digiuno di conoscenze matematico-geometriche, viene guidato da Socrate con opportune domande finché riesce a pervenire, da solo, alla dimostrazione del teorema di Pitagora. Dunque, lo schiavo riesce a dimostrare il teorema in quanto nella sua anima era già presente la nozione di esso.

Dualismo ontologico e dualismo gnoseologico

Il principio fondamentale da cui parte Platone è quello secondo cui i gradi della conoscenza sono in un rapporto di corrispondenza con quelli dell'essere, nel senso che ciò che è massimamente "essere" è massimamente conoscibile, mentre ciò che risulta "non essere" è inconoscibile. Ciò significa che al dualismo ontologico corrisponde un dualismo gnoseologico: il mondo perfetto ed eterno delle idee (il vero e più alto grado dell'essere) è oggetto di una conoscenza stabile e universale, che coincide con la scienza (dai Greci epistéme), mentre la dimensione imperfetta e mutevole delle cose sensibili (che ha un grado minore di essere) è all'origine della fallace conoscenza dell'opinione (in greco dóxa).

Platone da un lato recupera l'idea dell'essere come eterno e imperituro, fonte di conoscenza stabile e immutabile, dall'altro ritiene che il mondo sensibile del divenire non vada rifiutato, in quanto rappresenta una forma inferiore di essere e costituisce il fondamento di una forma di conoscenza intermedia tra la scienza e l'ignoranza, cioè l'opinione.
Il nulla assoluto o l'inesistente occupa invece una terza posizione ed è considerato inconoscibile.

I gradi del conoscere

Nella Repubblica Platone paragona la conoscenza a una linea spezzata in due segmenti (conoscenza sensibile e conoscenza razionale), i quali vengono a loro volta divisi in due altri segmenti (immaginazione e credenza da un lato, ragione scientifica e intelligenza filosofica dall'altro). Risultano così quattro gradi del sapere, cui corrispondono quattro gradi della realtà.
La conoscenza sensibile rispecchia il mondo sensibile, mutevole e perituro, e comprende due livelli:
a. la congettura o immaginazione, che ha per oggetto le ombre e le immagini delle cose sensibili, ossia le supposizioni prive di fondamento reale.
b. la credenza (probabile), che ha come oggetto le stesse cose sensibili e gli esseri viventi.
La conoscenza razionale (o scientifica) rispecchia il mondo immutabile e perfetto delle idee (l'iperuranio) e comprende due livelli:
a. la ragione scientifica o discorsiva, che ha come oggetto gli enti matematici, ossia i numeri, le proporzioni e le figure.
b. l'intelligenza filosofica o noetica, che ha come oggetto le idee immortali, ossia le idee-valori.

Le persone comuni si fermano solitamente ai primi due gradi della conoscenza, cioè al livello dell'opinione; i matematici riescono ad accedere alla ragione scientifica; ma soltanto i sapienti possono giungere alla vera conoscenza, la nóesis, l'intellezione filosofica.

La dialettica

Il metodo della "dialettica" ha il compito di ricostruire la trama delle possibili connessioni tra le idee; essa permette di comprendere e contemplare l'articolazione del mondo ideale. Essa si identifica con la stessa filosofia.

Il termine "dialettica" allude all'arte del dialogo, il procedimento caratteristico della filosofia socratica ripreso e perfezionato da Platone. Nel dialogo filosofico si pongono domande e risposte con l'intenzione di giungere a stabilire quale sia l'essenza delle cose. A differenza della poesia, la dialettica non presenta immagini più o meno colorite della realtà a cui si riferisce, ma ne indaga direttamente il concetto.
L'attività dialettica consiste proprio nel riconoscere quali idee possono essere connesse e quali non possono esserlo.

Il procedimento dicotonico

Nel Fedro Platone afferma che la dialettica è caratterizzata da un duplice movimento di sintesi e di analisi:
- la sintesi consiste nella determinazione e definizione di una certa idea quale elemento unificatore di una molteplicità di cose;
- l'analisi consiste nella divisione dell'idea nelle sue varie articolazioni interne.
Nel Sofista, questi concetti vengono ulteriormente chiariti, in cui Platone precisa come il metodo della dialettica si avvalga di un procedimento dicotomico (cioè di "divisione", "separazione" progressiva) attraverso cui arriva a individuare quegli elementi che possono essere utili alla definizione cercata.
In definitiva, la dialettica è il metodo attraverso cui il filosofo può raggiungere a individuare il posto che ciascuna idea occupa nella struttura gerarchica della dimensione intelligibile.

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